David di Donatello. Più o meno plateali le proteste di chi fa cinema

david donatello 2026

Alla fine è prevalsa la linea moderata, ma la vigilia della premiazione si era presentata con ben altro atteggiamento da parte di chi pensava di boicottare la manifestazione. Insomma la 71° edizione dei David di Donatello ha rischiato di passare alla storia per ragioni che potremmo definire sindacali. Ne è motivo l’assoluta precarietà di un intero comparto, quello cinematografico, nel nostro Paese. Criticità, sostengono gli interessati, che si sarebbero inasprite con la complicità delle ultime misure, in tema di finanziamenti, dell’attuale esecutivo. Ora, appunto, sembra si faccia strada una protesta, per così dire, più morbida. Ma serve dire che a tenere banco in queste settimane è stata la posizione decisamente più radicale di Sergio Castellitto. Per l’attore romano si dovrebbe innanzitutto “demolire la congregazione” dei David e dopo, semmai, trattare l’argomento nello specifico. Ancora più incisiva è sembrata la dichiarazione del collettivo #Siamoaititolidicoda per il quale si è trattato “di un’occasione mancata, anzi scientemente sprecata” quella di scegliere un compromesso che chiuderebbe la vicenda. Si allude alla conciliazione raggiunta qualche giorno fa al termine di un’assemblea che ha visto la partecipazione delle diverse associazioni autoriali, e non solo, e con la quale, in sostanza, si congela l’ipotesi del boicottaggio.

Lo ha dichiarato Lorenzo d’Amico De Carvalho, coordinatore nazionale di 100Autori, che ai microfoni dell’ANSA dice: “Sfrutteremo l’occasione di visibilità dell’evento, sia quella della cerimonia a Cinecittà sia quella più istituzionale al Quirinale, per mandare dei messaggi a chi dovrà prendere in debita considerazione le nostre criticità e le proposte che abbiamo da fare per risolverle”. Troppo poco per i contrari. Che affermano: “Partecipare a questa cerimonia e accettarne il cerimoniale significa avallare una gestione politica che sta smantellando il cinema indipendente e svendendo la nostra professionalità”. Fautrice di una scelta più morbida è anche Matilda De Angelis. L’interprete bolognese, candidata con “Fuori” a migliore attrice non protagonista e reduce dal successo della terza stagione de La legge di Lidia Poet, si dice dapprima indecisa ma poi conclude: “è importante non autosabotarci”.

E poi c’è Valeria Golino. Che a ben vedere potremmo affettuosamente definire la più “democristiana” tra tutti. La bella Valeria ha scelto infatti il ruolo di portavoce di tutte quante le fragilità del settore. Sia nella serata istituzionale al Quirinale che in quella seguente a Cinecittà per l’assegnazione dei David, il 5 e 6 maggio prossimi. La seconda, in diretta su RaiUno. Rappresenta proprio tutti la Golino. I colleghi, ma non solo loro, la ritengono autorevole e trasversale al tempo stesso. Per questo parlerà a nome di ognuno. Soprattutto, è una figura non schierata, come tiene a sottolineare a “Repubblica” il regista e produttore Marco Simon Puccioni. Che aggiunge: “si tratta di una sua libera iniziativa” e, dunque, non vincolata ad alcuna associazione. Vedremo gli sviluppi. Qualche cifra per concludere. Saranno ben ventinove le pellicole in concorso. E sono ben sedici le nomination per “Le città di pianura”, quattordici per “La grazia” e tredici per “Le assaggiatrici”. Si contendono la Miglior regia Martone, Sorrentino, Soldini, Mainetti e lo stesso Francesco Sossai.